Archivi categoria: consumo consapevole

I Nitrati ed i nitriti nei salumi

Sappiamo bene che l’industria alimentare utilizza nitrati, nitriti ed altri conservanti per il mantenimento nel tempo dei cibi, ma sappiamo distinguerli in etichetta?

Oggi analizziamo la famiglia che inizia con la lettera “E” seguita da 3 cifre comprese tra il 200 e 299. In etichetta possono essere riportati anche con il nome per esteso.

Nello specifico ci occupiamo di  Nitriti (E249,E250) e Nitrati (E251,E252), che vengono spesso utilizzati nei salumi.

Ma è vero che  nitrati e nitriti nei salumi sono cancerogeni?

nitriti e nitrati nei salumi - il blog di Lorenzo Rizzieri

nitrati e nitriti nei salumi, come riconoscerli?

E’ una domanda che mi sento far spesso. Continua a leggere

I marchi di qualità dei prodotti alimentari

Sappiamo bene quanti problemi e storture possono nascere nel grande mercato agroalimentare: origine, contraffazioni, truffe.

Tutti “inconvenienti” che rischiano di svalutare e danneggiare anche i prodotti di eccellenza.

Quali sono gli strumenti per tutelarsi da tutto questo?
Quali “armi” abbiamo a disposizione contro i furbetti della contraffazione?

L’Unione Europea ha creato alcuni marchi di qualità /sigle dedicati alle produzioni agroalimentari allo scopo di definire disciplinari di produzione, origine o altre proprietà. Sono strumenti di garanzia per il consumatore e opportunità di tutela per i produttori.

Impariamo a conoscerle:
marchi di qualità europei

DOP (Denominazione di origine protetta)

Questa sigla ci indica che il prodotto che stiamo per andare ad acquistare è realizzato con materie prime di un luogo ben specifico, inoltre viene anche trasformato, lavorato ed elaborato nell’area indicata sull’etichetta. Esempio il Pesto Genovese DOP ci dice che quel tipo di pesto è prodotto in Liguria, ma la DOP potrebbe indicare anche zone più piccole di una intera regione. Continua a leggere

Salone del gusto di Torino: il valore dell’incontro!

Il Salone del Gusto di Torino (o meglio Terra Madre Salone del Gusto), organizzato da Slow Food, Regione Piemonte e Comune di Torino, è uno degli appuntamenti di fine settembre che non posso proprio mancare.

Il Salone quest’anno tornava al Lingotto dopo l’esperienza di due anni fa al Parco del Valentino.
Sempre molto interessante, grandi produttori, belle iniziative… insomma una raccolta delle eccellenze della cultura gastronomica italiana.
Ma sono le opportunità di INCONTRO, di CONFRONTO DIRETTO con tantissimi produttori artigianali a definire cifra ed identità di questo appuntamento arrivato alla XII edizione.

Salone del Gusto Torino

Salone del Gusto – Archivio Slow Food – https://salonedelgusto.com/

La possibilità di vedere il prodotto stesso, poterne apprezzare le qualità dal vivo non sarà mai, a mio avviso, sostituibile dal contatto a distanza o dalla visualizzazione di un’immagine sul web… E’ anche un modo per incontrare i propri fornitori, valutarne di nuovi,  scambiarsi opinioni e fare finalmente due chiacchiere di persona…guardarsi negli occhi, senza mail, senza telefono.

Tra tante eccellenze italiane vale la pena citare anche il padiglione che ospitava i presidi dall’estero, vi erano rappresentate produzioni di incredibile qualità.

Salone del gusto: i miei MUST dell’eccellenza

Salone del Gusto Torino

Foto: Alessandro Vargiu / Archivio Slow Food – https://salonedelgusto.com/

MA, se dovessi consigliare un tour tra i MUST dell’eccellenza, comincerei con i produttori storici… Continua a leggere

Allevamenti intensivi: perchè ci scandalizziamo?

Abbiamo parlato spesso di allevamenti intensivi e abbiamo cercato di descrivere, mostrare, filmare, testimoniare quale siano le profonde differenze tra questo tipo di allevamenti e le piccole produzioni, le aziende agricole. Abbiamo presentato, anche su questo blog, esperienze reali di piccoli allevatori che hanno una chiara filosofia di lavoro, che allevano in modo etico nel rispetto del benessere animale e dei ritmi naturali di crescita.

Tante piccole realtà fatte gente appassionata sparsi in tutta Italia e che quotidianamente dedicano la loro vita per cercare di fare un lavoro spesso dimenticato ma di grande, grandissimo impegno.

Allevamenti intensivi: andiamo oltre allo sconcerto

Allevamento intensivo

Poi però c’è lo stato di fatto, il mercato ed i suoi numeri impietosi. Questi numeri ci dicono che la maggior parte degli allevamenti Italiani è intensivo (recenti servizi giornalistici indicano in circa circa l’85%).
Le immagini che vanno in onda sono quelle tipiche degli allevamenti intensivi industriali e puntualmente, dopo ogni puntata, si scatena scandalo e sconcerto nell’opinione pubblica…consumatori che poi si rivolgono ai negozi specializzati chiedendo:

…Ma è proprio vero?

…Davvero gli allevamenti intensivi sono così?

…Ma come si fa a trattare degli animali a quel modo? Ecc. ecc… Continua a leggere

Nutraceutica e carni di qualità

Ma cos’è questa nutraceutica…e perchè avrebbe a che fare con la carne??

La nutraceutica è una parola coniata da Stephen De Felice nel 1989.
La parola unisce due elementi:

  • La Nutrizione
  • La Farmaceutica

La Nutraceutica si pone lo scopo di interpretare il cibo come elemento curativo, come un farmaco, per il nostro corpo.

nutraceutica della carne
Certo non è una grande novità già Ippocrate citava: «Lasciate che il cibo sia la vostra medicina e la vostra medicina sia il cibo». E come non fare riferimento alla Ayurveda, medicina tradizionale indiana, vecchia di migliaia di anni che cita il cibo in funzione dei suoi scopi benefici per il fisico.

Quindi abbiamo già esempi prima di Stephen che avevano e hanno e utilizzano il cibo come elemento curativo sfuttandone i principi.

Stephan oltre a coniare il nome “nutraceutica” è stato forse il primo ad approfondire i motivi per i quali determinati elementi del cibo avessero proprietà analizzando le varie tipologie, i diversi elementi ed i relativi effetti.

Gli alimenti nutraceutici vengono definiti funzionali e possono appartenere a categorie vegetali ma anche animali.

Ad esempio, così come il pomodoro, il limone e l’arancia è risaputo contengano vitamina C (chiaramente con un dosaggio di circa 12 mg/ 100Gr se si vogliono avere risultati), così anche la CARNE di maiale contiene creatina, il manzo vitamina B12, il pesce azzurro DHA ecc.. ecc..

Ma la nostra carne è nutraceutica? come faccio a saperlo?

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Muffa del salame, perchè si forma? A cosa serve?

Quando andiamo ad acquistare un salame, vediamo spesso che è ricoperto di muffe… ma allora, perchè quando andiamo ad affettarlo il gusto è buono? La muffa non è indice di deterioramento?
Quando apriamo il nostro frigo e vediamo che un alimento è ricoperto di muffa dobbiamo buttarlo…e come mai per il salame non dovrebbe valere la stessa indicazione?

il concetto di “muffe nobili”, le 3 funzioni principali

muffa del salame

muffa del salame

Partiamo con il dire che l’involucro che ricopre il nostro salame, quindi il budello, è materia organica. Messo in ambienti con particolari condizioni di temperatura ed umidità viene attaccato da queste cosiddette “muffe nobili”, che ricoprendo tutto lo strato esterno del nostro salame, fungono da “maturatore” e aiutano il nostro salame a continuare il suo processo di maturazione in stagionatura. Continua a leggere

Nitrati chimici nei salumi? Evitarli si può!

Era circa il 2010 quando decisi di produrre il prosciutto cotto, perchè non riuscivo a trovare produttori che evitassero di mettere il nitrato il famoso E252. Questa sostanza è presente praticamente ovunque nei salumi e grazie al suo potere antiossidante possiamo trovarcelo anche nei macinati.
Si tratta di un prodotto da laboratorio chimico, è un elemento di sintesi. In Italia chi lo utilizza non è un fuorilegge, basta naturalmente che si attenga ai limiti di grammatura imposti.

Quindi dove sta il problema?
Vi sono state polemiche infinite dovute al fatto che i NITRATI legandosi a molecole presenti nella saliva si trasformano in NITRITI che in ambiente acido (soprattutto nello stomaco) danno vita a nuove trasformazioni chimiche producendo sostanze ritenute CANCEROGENE

Qui il link dove viene ben descritto e specificato il processo, vi invito vivamente ad approfondire: https://www.cibo360.it/alimentazione/chimica/additivi/nitriti.htm

Perchè si usano i nitrati chimici nei salumi?

Allora voi direte, ma perchè usarlo?
Semplice…il Nitrato è un antibatterico, antiossidante e in alcuni casi da anche un po’ di sapore, non stupisce quindi che l’industria di produzione alimentare approfitti delle caratteristiche di questa sostanza perchè (ribadisco) è consentito dalla Legge.

Bene ma tornando al nostro prosciutto cotto cosa c’entra con il Nitrato?
C’entra particolarmente perchè da sempre mi si diceva che SENZA NITRATI FARE PROSCIUTTO COTTO ERA IMPOSSIBILE. Era una convinzione generalizzata e da tutti ribadita…

la sfida impossibile del prosciutto cotto senza nitrati chimici

prosciutto cotto senza nitrati chimici - RizzireriHo deciso quindi già 8 anni fa di affrontare la “sfida impossibile” produrre il MIO prosciutto cotto. SENZA NITRATI chimici di sintesi.
MA senza il nitrato il prosciutto cotto non si poteva fare perché assume un colore grigiastro dopo la cottura e relativo abbattimento di temperatura.

Abbiamo pensato di fare un decotto, un tè con erbe aromatiche e spezie, lo abbiamo iniettato nella coscia e lasciata riposare 12/14 giorni, massaggiando per poi cuocere a bassa temperatura 18-20 ore per ottenere il colore roseo.
Successivamente abbiamo abbattuto la temperatura e lo lasciato riposare per altri 7/8 giorni in modo che la marinatura completasse il suo effetto. Continua a leggere

il valore del cibo

Sono rimasto affascinato da un concetto espresso da Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food. Durante un intervento pubblico faceva notare come sembri ormai normale non interrogarsi veramente sul valore di alcuni oggetti (ad esempio una cintura di Louis Vuitton o Armani o di altre marche famose) mentre più frequentemente ci concentriamo solo sul prezzo quando acquistiamo cibo, nell’obiettivo pur legittimo di risparmiare qualche centesimo sulla spesa.

La cosa strana è che la cintura è un complemento che portiamo all’esterno del nostro corpo, mentre il cibo è un qualcosa che va all’interno, ci nutre, ci sfama, aiuta il nostro corpo la nostra mente, insomma è la nostra benzina.
Prendiamo ad esempio proprio l’automobile, quando facciamo un cambio olio motore paghiamo senza troppi problemi 35 o 45 Euro, ma quando si tratta di acquistare l’olio per la nostra tavola giudichiamo “caro” l’extravergine…

il valore del cibo è il valore di una storia con più protagonisti

Il cibo in sè è portatore di una “storia di filiera”  e il suo valore cresce e dipende economicamente da più fattori: dalla produzione, che a volte è limitata, dal sacrificio dell’allevatore o del contadino (anch’essi sono professionisti e devono essere riconosciuti come tali), dalla quantità che a volte non soddisfa la domanda, ecc. ecc…

Mi sorprendo sempre nel constatare quanta poca attenzione riserviamo al valore , alla qualità degli alimenti, di quanto poco tempo dedichiamo a comprendere ciò che ci nutre, ci tiene in vita ed influisce sulla qualità della vita stessa. Continua a leggere

Prosciuttopoli: il problema è il concetto stesso di “tutela”.

Prosciuttopoli è ormai scoppiato, anche se tenuto tutto sommato un po’ in sordina, uno scandalo che coinvolge alcuni produttori di prosciutti di Parma e San Daniele.
Marchi importanti e prestigiosi per il nostro Made in Italy, proprio per questo meritano di essere tutelati e valorizzati. Consorzi con rigidi disciplinari di produzione e provenienza della materia prima.
Purtroppo in questi ultimi giorni è venuta alla luce un’indagine che si portava avanti dal 2014.

prosciuttopoli e la necessità di tutelare meglio le nostre eccellenze

Avevamo già visto tempo fa, come un servizio di  Report (Rai 3), avesse puntato i riflettori su volumi di vendita anomali dei prosciuttifici nazionali
Volumi che venivano valutati quasi DOPPI rispetto alla capacità produttiva degli allevamenti. Com’era possibile? Forse grazie ad una legge che permette ad una coscia acquistata all’estero ma stagionata in Italia, di diventare un prodotto Italiano…

Nell’inchiesta “prosciuttopoli” emersa nelle ultime settimane pare si sia partiti proprio dall’animale, dalla razza, dalla genetica. L’inchiesta avrebbe scoperto l’impiego di semi di razze NON menzionate e tutelate dal disciplinare di produzione.
Disciplinare nel quale viene specificata la razza dell’animale ed il tipo di nutrizione… insomma le linee guida cui i prosciuttifici DEVONO attenersi se vogliono produrre prosciutti a marchio Prosciutto di Parma o San Daniele.

Prosciuttopoli: a rimetterci sono prima di tutto i produttori onesti

Purtroppo in Italia siamo bravissimi a parole sui prodotti alimentari, nella valorizzazione delle Dop o Igp… ma a volte ci lasciamo prendere la mano dalla mera vendita, dai volumi, dagli affari… e rischiamo di eludere anche le leggi della natura magari non rispettando le STAGIONALITA’ che esiste anche per le carni, non solo per l’ortofrutta!! Continua a leggere

La Tirosina: quegli strani puntini bianchi nel prosciutto crudo…

Capita a volte di notare nel prosciutto crudo, soprattutto nella parte iniziale, dei piccoli puntini bianchi che coprono la fetta.

  • Ma cosa sono questi puntini bianchi nel prosciutto?
  • Si tratta di un difetto?
  • Da cosa derivano?
i puntini bianchi nel prosciutto: la tirosina

i puntini bianchi nel prosciutto: la tirosina – foto:ibericoclub.com

Beh! Iniziamo subito dicendo che non è affatto un difetto del prosciutto, che questi puntini non sono assolutamente nocivi e che al di là dell’aspetto che può destare perplessità sono, in realtà un indice di qualità del nostro crudo.

Infatti i piccoli puntini bianchi sono chiamati Tirosina o Agglomerati di Tirosina e si formano grazie alla scomposizione delle proteine soprattutto in quei prosciutti dalla stagionatura importante, direi dai 24 mesi e oltre.

I bianchi puntini nel prosciutto non vanno ad inficiarne il gusto  e non ne alterano nemmeno l’odore.

Possiamo dire affermare tranquillamente che quando vediamo la tirosina non dobbiamo spaventarci ma, al contrario, essere rassicurati del fatto che siamo di fronte ad un prosciutto di qualità e ben stagionato, peraltro con stagionature così importanti ne guadagniamo in digeribilità del prodotto.

Quindi …dicerie che attribuirebbero il fenomeno dei puntini bianchi nel prosciutto ad “accumoli di sale” sono assolutamente da ignorare (un’ennesima fake news che circola anche nel nostro settore).

NON è un difetto, comprate serenamente un prosciutto con Tirosina anzi, compiacetevene! Perchè ora sapete che è indice di qualità.

Naturalmente potrebbe capitare di vedere tirosina anche nel parente lontano del prosciutto… il Culatello. Anch’esso con stagionature lunghe potrebbe tranquillamente presentare questo fenomeno del tutto NATURALE.

Chiaramente ho descritto in modo molto semplice il processo della tirosina, mi interessava fare chiarezza e sfatare qualche falso mito… ma se volete addentrarvi più nello specifico e capire i processi chimici che la provocano potete leggere questo articolo molto interesante:

http://blog.prosciutto.it/it/2012/02/03/qualita-del-prosciutto-il-ruolo-della-tirosina/

MI raccomando mangiate e assaporate con gusto il  prosciutto con Tirosina e … passate parola!