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Il Macellaio che dà voce ai macellai: intervista ad Andrea Laganga

Chi è il Macellaio oggi? Qual è l’immagine che i consumatori hanno di questo mestiere antichissimo? Comunicare con i clienti e con il pubblico in generale è ormai un’esigenza imprescindibile, anche e soprattutto nel nostro mestiere.

Abbiamo intervistato Andrea Laganga, un collega che vive il rapporto con la TERRA come base della propria filosofia ma da anni ha compreso quanto la comunicazione sia cruciale.

Ciao Andrea e benvenuto sul blog. Ci fai una tua presentazione di chi sei?

Quando sei abituato a parlare degli altri, è difficilissimo parlare di te stesso. Ma pur sempre bello. Allora, sono Andrea Laganga, un giovane Macellaio Maremmano, figlio d’arte nato e vissuto a Grosseto. Macellaio da 11 anni con un “pallino” in testa: raccontare nel modo giusto “chi è il MACELLAIO”, quale è il suo vero ruolo e quale è il suo vero posto nella società di oggi.

Andrea Laganga – Macellaio. Foto: andrealaganga.it

So che la tua carriera di macellaio non è iniziata da subito, cosa ti ha spinto a portare avanti questo lavoro?

Ebbene SI, non nasco professionalmente fin da subito macellaio, ma vivo fin da piccolo la macelleria. Il mio percorso di vita giovanile mi fa vivere delle grandi esperienze nel mondo del volontariato e nella Croce Rossa che mi spinsero di studiare per diventare infermiere. Esperienze personali e professionali che, non nego, mi hanno fatto diventare quello che sono.

Terminati gli studi però, sentivo che le mie ambizioni mi trasportavano verso un’altra direzione e che il sangue che scorreva nelle mie vene mi diceva di fare tutt’altro. Il passatempo delle ore libere in macelleria divenne presto il mio vero e unico percorso professionale. Vuoi perché ci sei cresciuto, vuoi perché fin da piccolo hai colto con gli occhi i sacrifici e le soddisfazioni dei tuoi genitori… per tanti “vuoi” sono diventato, insieme alla mia famiglia, la macelleria Laganga.

Quando sei tornato alla macelleria, hai trovato difficoltà e se si quali sono state?

Difficoltà non direi. Perché quando un lavoro te lo scegli, lo vivi diversamente.
Il percorso finora fatto, mi ha fatto vedere il mondo in modo differente e cercare di trovare ad ogni difficoltà una soluzione immediata. Continua a leggere

Il FORNO a carbone, l’alternativa a griglia e barbecue!

Griglia e Barbecue… cotture antiche, ampiamente trattate anche qui sul blog. Ci si chiede spesso quale sia il metodo migliore quasi fosse un gara. La realtà è che se partiamo da una BUONA materia prima e se abbiamo BUONE conoscenze in merito otterremo ottimi risultati con entrambi i metodi… Magari gusti, profumi e consistenze diverse, ma sempre grandi soddisfazioni.

Questione di scelte quindi… MA se tra barbecue e griglia ci fosse un’alternativa? 

Il forno a carbone o a brace

forno a carbone

cottura forno a carbone

Ebbene si, l’alternativa pare esserci, parliamo di un particolare FORNO a CARBONE.

Personalmente ho provato 2 modelli di questa tipologia di forni…

JOSPER

Il primo che vi voglio presentare è una produzione Spagnola di tutto rispetto, forse la “Rolls Royce” dei forni, stiamo parlando di Josper

https://www.josper.es/it/

josper forno a carboneL’azienda ha unito la bellezza e i profumi della griglia e la sicurezza e la temperatura costante di un forno. Questo mantiene oltre alle caratteristiche di una carne cotta in griglia anche altri diversi vantaggi difficilmente replicabili con griglia classica.

  • Le alte temperature consentono di ottenere una carne arrostita e rosolata senza avere la sensazione di una bollitura.
  • Più rapidità nella cottura circa il 35% di tempo in meno rispetto ad una griglia aperta.
  • Doppia funzione di forno e griglia in un unico strumento.
  • Consumi di oltre il 40% inferiori rispetto alla griglia,
  • Riduzione delle fiamme (il forno è chiuso) in modo da evitare essicazione o bruciature.
  • Il cuoco è protetto dal contatto diretto con la brace (fattore a parer mio molto importante)
  • Serbatoio di raccolto della cenere.

Tutte le informazioni sono prese dal sito  aziendale, sempre sul sito diversi video ne mostrano il funzionamento.

Ma la cosa che invece non dice il video ma che personalmente ho provato, a parte il pesce e la carne che vengono cotti in maniera strepitosa, la verdura fatta in questo forno è un qualcosa di incredibile.

X-OVEN

Stesso concetto ma con un design tutto Italiano e la precisione degli svizzeri X-Oven è un’altra macchina di assoluto pregio.

https://x-oven.com/it

X-Oven forno a carboneForte, robusta, maneggevole con accortezze e brevetti per la cottura e maneggevolezza davvero incredibili.
X-OVEN è l’espressione più avanzata dei forni a brace, una nuova filosofia di cucina per chi ama esaltare i sapori naturali con leggerezza. Di facile uso sia come accensione sia come sicurezza. Riesce a coniugare tecniche per fare in modo che lo Chef possa sfogare le sue fantasie culinarie.

Facilità di pulizia e di installazione, protegge dal contatto del calore della brace. Facilità d’uso dei cassetti per mantenere sempre monitorata la situazione delle cotture, per non bruciare nulla e vare tutto sotto controllo. Alte temperature sempre garantite e controllate.

Che dire il mondo evolve, cambia e le tecnologie aiutano a mantenere una cottura antica come quella della griglia adattandola in versione moderna, sicura e professionale.
Il forno a carbone consente cottura facile e fruibile con tutte le accortezze che possono aiutare ad esprimere la miglior espressione della tecnica esaltando la fantasia.

Il vantaggio di non essere direttamente esposti ai carboni accesi e di avere un calore sempre costante e circolare chiuso senza dispersioni aiutano ad ottenere risultati costanti e performanti…  difficili da ottenere sulla nostra vecchia, mitica Griglia.

 

Il tagliatore di prosciutti: intervista al “maestro di lama” Benedetto Colantuono

Oggi sul blog abbiamo un ospite d’eccezione, un “maestro di lama”.
Ma che cos’è questa figura e come si arriva a diventare maestro? Ne parliamo con Benedetto Colantuono che proprio quest’anno è stato insignito del prestigioso titolo dalla Guida salumi d’Italia 2019 dell’Espresso.

Ciao Benedetto e benvenuto sul blog. Ci vuoi parlare innanzi tutto di chi sei e che cosa fai?

Ciao Lorenzo, grazie a te per questa opportunità.
Sono innanzitutto un appassionato del mondo del cibo, in particolare mi sono specializzato nell’alta salumeria e nel mondo norcino in generale.

La mia passione è nata selezionando prodotti di eccellenza per farli conoscere ed apprezzare ad un pubblico che è ancora poco informato.

Maestro di Lama: Benedetto Colantuono

Maestro di Lama: Benedetto Colantuono

Come è iniziata l’idea di diventare maestro di lama?

In realtà è stata una cosa che è venuta con il tempo, io ho sempre fatto il mio lavoro con passione e professionalità cercando di distinguermi, poi dopo aver fatto tanta esperienza e dopo molto studio è arrivato anche questo riconoscimento a cui sono legato tantissimo.

il maestro di lama: genesi di una professione

Qual’è stato il tuo percorso?

Dopo un’esperienza lavorativa nella food valley a Parma, nella quale ho toccato con mano il mondo dei salumi, ho deciso di portare nella mia regione, il Molise, i prodotti di eccellenza di quel territorio e non solo, aprendo una piccola bottega specializzata in prodotti di nicchia. Continua a leggere

Perchè non tratti carne estera?

E’ una domanda che a volte mi fanno.
Arrivati ad un certo punto della tua vita professionale cerchi di mettere insieme i pezzi del puzzle per osservare il quadro d’insieme. Non ho proprio nulla contro la carne estera e ritengo che ci siano allevatori di assoluto livello  e con grande organizzazione.

MA il mio legame con la terra e con gli animali mi porta a vivere in prima persona e direttamente il rapporto con allevatori ed aziende agricola.

il nostro lavoro inizia dalla stalla
Significa andare in stalla, osservare la terra dove crescono le colture dedicate ai capi,  capire il funzionamento del mulino necessario a preparare l’alimentazione degli animali.

Significa anche costruire  occasioni di confronto con università e veterinari per studiare insieme nuove forme di alimentazione e benessere animale… nuovi progetti, nuove sfide!

Senza questo contatto diretto e quotidiano tutto questo lavoro ed investimento personale andrebbe sprecato… Si tratta di una scelta personale e posso dire anche uno stile di vita.

La curiosità, la voglia di scoprire ed il desiderio di collaborare in prima persona con gli allevatori mi ha insegnato tanto.

Innanzitutto ho compreso quanta passione e determinazione e quanti sacrifici siano necessari per arrivare ai risultati.

Sicuramente non riusciremo mai a fare grandi volumi ma il nostro obiettivo non è mai stato quello di fare “quantità”.

Siamo piuttosto sempre più determinati ad ottenere alimenti dalle capacità nutrizionali importanti, salubri e frutto di processi produttivi sostenibili…poiché, non dimentichiamocelo, trattiamo un prodotto che finisce all’interno del nostro corpo, che diventa parte di noi.

La strada non è facile ma, vi assicuro, è molto stimolante… Avvertire, “respirare” quella sinergia tra terra, animale e uomo è per me una spinta irrinunciabile. Una  sensazione positiva che alla sera mi fa andare a letto sereno e soddisfatto. Perché poi, in fondo, questo è ciò che conta!

Grazie a tutti coloro che quotidianamente ci sostengono.

Fasce tampone e boschetti in agricoltura: a cosa serve?

Durante l’ultima edizione della nostra “gita in stalla” che organizziamo annualmente per i nostri clienti in collaborazione con Vinicio Zaggia dell’Az. Agricola Zaggia di Bovolenta (PD), abbiamo fatto assieme un percorso didattico nei campi di coltivazione. L’azienda, con cui collaboriamo da anni per l’allevamento dei nostri capi,  produce direttamente l’alimentazione per gli animali che alleva…

Una parte importante della loro campagna ho notato essere “sacrificata” per far posto a fasce tampone e boschetti. Una scelta importante ed apparentemente anti-economica poichè significa togliere spazi per la produzione.

Fasce tampone e boschetti in agricoltura: uno spreco?

  • Perchè quindi questa scelta?
  • A cosa servono le fasce tampone? Sono davvero così utili?

fasce tampone e boschettiHo approfittato innanzitutto della competenza di Vinicio per togliermi qualche curiosità ed ho poi ulteriormente approfondito sul sito www.monzaflora.it. Devo dire che vi ho trovato una certa affinità ma soprattutto una filosofia, un metodo di fare agricoltura, che non so se è nuovo o recente, ma è sicuramente molto affascinante.

Nella nostra pianura padana siamo ormai abituati e vedere campagne dove la diversificazione delle coltivazioni , separate solamente da filari o piccoli fossi, danno la sensazione di un luogo totalmente PIATTO. Ritengo che le coltivazioni intensive hanno determinato e determinano un deterioramento del paesaggio agragrio.

Fasce tampone e boschetti: cosa sono?

fasce tampone in agricolturaLe fasce tampone e i boschetti sono strisce di terreno che sottraggono produttività alla campagna e mantengono una copertura vegetale permanente. Possono presentare specie erbacee, arbusti, alberi e arboree, abbinate e fatte per ottenere siepi composite che possono garantire alle coltivazioni e agli ecosistemi circostanti lo svolgimento di alcuni compiti essenziali.

Si pensi che nelle campagne dei Zaggia sono state piantate oltre 57 Km di fascia tampone, lungo fossi di delimitazione dei terreni.

7 buoni motivi per difendere le fasce tamponi ed i boschetti nelle campagne

  1. Sicuramente le fasce tampone intervengono e influenzano l’aspetto paesaggistico ma non solo, sono utili e riducono gli effetti dell’erosione idrica e eolica, e con il tempo si possono trasformare in habitat naturali per molte specie animali selvatici, creando corridoi ecologici che si espandono nella campagna facilitando fauna e flora, con un incremento della biodiversità.
  2. Costituiscono un rifugio e un riparo per tutte quelle specie utili all’agricoltura come uccelli insettivori o insetti predatori, ma al contempo costituiscono una barriera per gli attacchi fungini da un campo all’altro.
  3. Hanno un effetto frangivento, che può essere utili a mitigare il piegamento di certe colture.
  4. Garantiscono l’ombreggiamento dell’alveo che tiene sotto controllo lo sviluppo di alghe e piante acquatiche, con conseguente minore manutenzione dell’alveo stesso.
  5. Se sono ben progettate riescono a sopperire alla perdita di produzione del terreno agricolo fornendo: legna da ardere, legname ad opera, frutti eduli, prodotti apistici e contribuiscono ad una maggiore diversificazione della produzione.
  6. Svolgono una precisa azione di consolidamento delle sponde offrendo maggiore resistenza all’azione erosiva delle acque, mentre le radici più superficiali rallentano il flusso dell’acqua riducendo l’esportazione del terreno superficiale.
  7. Questa azione “Filtro” rallenta e trattiene gli inquinanti agricoli, che possono essere nitrati, fosforo derivanti dalle escrezioni del bestiame, ma anche di eventuali pesticidi.
    Gli agenti inquinanti vengono intercettati, immobilizzati tra le radici delle fasce ed eventualmente ceduti, trasformati gradualmente dai microorganismi presenti nel terreno stesso, diventando in alcuni casi nutrienti delle specie arboree e arbustive. Vengono così preservate le acque da contaminazione, mantenendo un habitat acquatico ideale.Le ricerche effettuate dalla Società Americana di Scienza del Suolo finalizzate a verificare se effettivamente le fasce tampone fossero in grado di abbattere il contenuto di antibiotico e sostanze nocive che raggiungono le acque superficiali, hanno comprovato che le fasce intercettano le acque di scolo superficiali e la presenza di vegetazione perenne può condurre alla variazione delle proprietà del suolo.E’ comunque necessario provvedere alla loro manutenzione, per garantire una filtrazione efficace e limare la crescita eccessiva delle piante.

Che dire … sicuramente un lavoro di riequilibrio del terreno, un aiuto alla lotta naturale contro gli infestanti, donando alla campagna un aspetto e un paesaggio di grande bellezza.

Bravi Fratelli Zaggia e grazie della lezione!

 

Muffa del salame, perchè si forma? A cosa serve?

Quando andiamo ad acquistare un salame, vediamo spesso che è ricoperto di muffe… ma allora, perchè quando andiamo ad affettarlo il gusto è buono? La muffa non è indice di deterioramento?
Quando apriamo il nostro frigo e vediamo che un alimento è ricoperto di muffa dobbiamo buttarlo…e come mai per il salame non dovrebbe valere la stessa indicazione?

il concetto di “muffe nobili”, le 3 funzioni principali

muffa del salame

muffa del salame

Partiamo con il dire che l’involucro che ricopre il nostro salame, quindi il budello, è materia organica. Messo in ambienti con particolari condizioni di temperatura ed umidità viene attaccato da queste cosiddette “muffe nobili”, che ricoprendo tutto lo strato esterno del nostro salame, fungono da “maturatore” e aiutano il nostro salame a continuare il suo processo di maturazione in stagionatura. Continua a leggere

Celle di frollatura, quale scegliere?

Diversi colleghi mi chiedono un consiglio relativo alla scelta delle celle di frollatura.

Ci sono celle di frollatura che possono considerarsi migliori di altre?

Visto che si tratta di una domanda ricorrente, ho deciso di scrivere questo breve post dedicato ai colleghi alle prese con questa scelta.

Innanzitutto divido in due grandi categorie le celle, anche se poi il sistema è praticamente identico:

  • la CELLA di frollatura  vera e propria
  • l’ARMADIO di frollatura

La cella è uno strumento molto efficace ma, per sua natura e per quanto piccola la progettiate ha comunque una dimensione importante. E questo a volte è un problema, soprattutto per chi non ha già una buona base di vendita di carne frollata poichè generalmente può contenere una grande quantità di pezzi.

Perché a volte NON consiglio la cella dove abitualmente frolliamo la carne?
Perché se viene aperta troppe volte in un giorno, creiamo sbalzi di umidità e temperatura che non fanno bene alla nostra carne.
Naturalmente il sistema prevede un impianto statico con una piccola ventilazione di ricambio d’aria, una lampada UV e un filtro con all’interno carbone attivo per controllare l’ambiente a livello batterico.

Gli ARMADI di frollatura li possiamo suddividere  in due sotto-categorie:

Armadi di frollatura con attacco idrico
In questi dispositivi l’impianto idrico aiuta a nebulizzare acqua all’interno del nostro armadio, per mantenere un ambiente umido e aiutarci soprattutto nel caso in cui vi sia scarsità di carne all’interno con conseguente scarsa umidità naturale.
Una sonda poi al’interno di uno dei nostri tronchi ci permette di mantenere monitorati umidità e PH. Il fattore dell’acqua poi evita di seccare troppo il “tappo” di chiusura, la parte esterna che tende a diventare scura e che prima della vendita va rifilata. Quindi diciamo che è uno strumento che non richiede un particolare intervento dell’uomo. Continua a leggere

FERRAGOSTO: Griglia o Barbecue?

Ferragosto sI avvicina e, come da tradizione, è ormai tempo di dare fuoco ai dispositivi per “riscaldare” la serata ed allietare la compagnia. Ma, si sa, non c’è nessuna tradizione che resista alle innovazioni ed alle mode, in particolare vista l’enorme diffusione che la cottura BBQ ha avuto negli ultimi anni il prossimo ferragosto faremo la classica griglia o ci butteremo tutti sul BBQ?

Griglia o BBQ? In molti ancora confondono due tecniche in realtà molto diverse

ferragosto:griglia o bbq?

ferragosto:griglia o bbq?

Cottura alla griglia o Barbecue? Sono due tecniche antiche ma con differenze estreme nella cottura regalano profumi e sapori completamente diversi.

La griglia: strumento antico e ricco di fascino.
Devo dire che sono molto legato a questo tipo di tecnica perchè il fatto di fare, gestire e predisporre il fuoco è e rimane per me un momento molto affascinante.
Si parte dalla legna che deve avere caratteristiche particolari, naturalmente non deve provenire da piante trattate chimicamente! Continua a leggere

Dieta BARF e il tuo cane ti ringrazia

I nostri amici a quattro zampe sono cari compagni di vita, per questo siamo sempre attenti a dare loro il meglio, alimentazione compresa.
Ma come capita per l’uomo anche i nostri cani si trovano spesso ad affrontare problemi, come malattie, allergie, denti ecc… Problematiche che sembrano sempre più frequenti.

dieta barf canePer comprendere le possibili cause di questo aumento di patologie in molti hanno cominciato a chiedersi se l’alimentazione prevalente ( generalmente i classici “Croccantini” secchi) fosse proprio l’ideale per rispettare la naturale fisiologia del cane.
I croccantini rappresentano un’alimentazione sicuramente facile, veloce, sbrigativa e altra cosa fondamentale, non sporca.
MA ultimamente alcuni veterinari suggeriscono di tornare un po’ alle origini e consigliano la dieta BARF.

Ma in che cosa consiste la dieta BARF e com’è nata?

Siamo negli anni ’70 quando una delle più grosse case di produzione di cibo per animali viene totalmente travolta da uno scandalo a livello globale.
L’azienda americana in questione,  leader di settore era produttore del 90% del mercato food animale (anche a marchi diversi).
Bene, lo scandalo scoppiò in seguito ad una serie di decessi di animali domestici. Le indagini che seguirono acclamarono che il motivo era legato all’alimentazione ed in particolare ai croccantini prodotti da questa azienda. Cos’era successo?
Semplicemente aveva modificato negli ingredienti il glutine di grano, meglio conosciuto come seitan. Il seitan utilizzato fu adulterato con melanina e acido cianurico, i quali immessi nel cibo facevano produrre nei reni degli animali, cristalli che portavano alla disfunzione dell’organo con conseguente morte.

Probabilmente sull’onda di questo scandalo planetario, fu proprio alla fine degli anni 70 che un veterinario Australiano mise appunto la dieta Barf acronimo di Bones and Raw Food (ossa e cibo crudo).
Infatti il medico studiò e mise appunto questa dieta considerando che i cani, seppur nel tempo incrociato e frutto di diverse razze, è e rimane discendente diretto del cane selvatico per eccellenza, il lupo, con il quale condivide ampiamente il DNA.

Studiando l’alimentazione dei lupi selvatici si evince che la loro caccia, basata su piccole e medie prede erbivore, consente loro di cibarsi non solo di ossa e carne cruda, ma anche di viscere e stomaci (al cui interno si possono trovare, bacche, frutti, erba, erba mediche ecc…)

La dieta BARF simula la “preda” del cane selvatico

barf dietaLa dieta Barf prevede essenzialmente la “simulazione” delle caratteristiche alimentari della preda. Quindi oltre a frutta, verdura, uova, ci sarà bisogno anche di carne, ossa, fegato, polmoni, cuore e trippa (ma non sbiancata! Ancora verde o solo lavata in acqua).
Tutto questo mix poi andrà gestito in base al peso dell’animale, non c’entra la razza.
Per riportare alla vita selvatica del nostro amico, la dieta prevede un giorno settimana di digiuno, dovuta al fatto che nel mondo selvaggio possono capitare giorni di digiuno, che però viene risparmiato al cucciolo fino all’anno di età.

Questa nuova forma di alimentazione e corrente di pensiero ha scatenato una levata di scudi da parte delle industrie alimentari del food animale, ovviamente impegnate a difendere il loro prodotto.
Ma la dieta BARF si basa sul e principio che al cane non vengono dati CEREALI, ingrediente invece generalmente ed ampiamente contenuti all’interno dei croccantini…  un ingrediente cui si è dovuto “adattare”  pur non avendo la fisiologia adatta per assimilare questo ingrediente.

Naturalmente per chi pensa di approcciare o tentare questa tipo di dieta per il proprio animale domestico deve affrontare un bel po’ di dubbi iniziali.
Soprattutto bisogna organizzarsi per preparare da mangiare per il nostro amico, ma appena vedremo, pelo lucido, vitalità, denti e orecchie pulite, alito lieve e in molti casi la scomparsa di allergie e intolleranze, capiremo subito di aver fatto la scelta giusta.

Nitrati chimici nei salumi? Evitarli si può!

Era circa il 2010 quando decisi di produrre il prosciutto cotto, perchè non riuscivo a trovare produttori che evitassero di mettere il nitrato il famoso E252. Questa sostanza è presente praticamente ovunque nei salumi e grazie al suo potere antiossidante possiamo trovarcelo anche nei macinati.
Si tratta di un prodotto da laboratorio chimico, è un elemento di sintesi. In Italia chi lo utilizza non è un fuorilegge, basta naturalmente che si attenga ai limiti di grammatura imposti.

Quindi dove sta il problema?
Vi sono state polemiche infinite dovute al fatto che i NITRATI legandosi a molecole presenti nella saliva si trasformano in NITRITI che in ambiente acido (soprattutto nello stomaco) danno vita a nuove trasformazioni chimiche producendo sostanze ritenute CANCEROGENE

Qui il link dove viene ben descritto e specificato il processo, vi invito vivamente ad approfondire: https://www.cibo360.it/alimentazione/chimica/additivi/nitriti.htm

Perchè si usano i nitrati chimici nei salumi?

Allora voi direte, ma perchè usarlo?
Semplice…il Nitrato è un antibatterico, antiossidante e in alcuni casi da anche un po’ di sapore, non stupisce quindi che l’industria di produzione alimentare approfitti delle caratteristiche di questa sostanza perchè (ribadisco) è consentito dalla Legge.

Bene ma tornando al nostro prosciutto cotto cosa c’entra con il Nitrato?
C’entra particolarmente perchè da sempre mi si diceva che SENZA NITRATI FARE PROSCIUTTO COTTO ERA IMPOSSIBILE. Era una convinzione generalizzata e da tutti ribadita…

la sfida impossibile del prosciutto cotto senza nitrati chimici

prosciutto cotto senza nitrati chimici - RizzireriHo deciso quindi già 8 anni fa di affrontare la “sfida impossibile” produrre il MIO prosciutto cotto. SENZA NITRATI chimici di sintesi.
MA senza il nitrato il prosciutto cotto non si poteva fare perché assume un colore grigiastro dopo la cottura e relativo abbattimento di temperatura.

Abbiamo pensato di fare un decotto, un tè con erbe aromatiche e spezie, lo abbiamo iniettato nella coscia e lasciata riposare 12/14 giorni, massaggiando per poi cuocere a bassa temperatura 18-20 ore per ottenere il colore roseo.
Successivamente abbiamo abbattuto la temperatura e lo lasciato riposare per altri 7/8 giorni in modo che la marinatura completasse il suo effetto. Continua a leggere